performance |
||||||
|
work in progress
Vincitore Biennale GiovaniArtisti d'Europa e del Mediterraneo - Skopje 2009
Aggregazione è un progetto sulle relazioni umane, analizzate attraverso i loro meccanismi. Ogni essere umano è un piccolo universo, che apre le porte della propria percezione attraverso la comunicazione. A seconda delle porte che si aprono o si chiudono si determina un comportamento, che influenza l’ambiente circostante. Attraverso le stesse porte, l’ambiente ha un effetto sugli individui. Si crea così un flusso, base di ogni relazione. Aggregazione è la seconda tappa del progetto Dukkha, destinato a svilupparsi in tre atti, caratterizzati da linguaggi differenti. Una ricerca, che ha come oggetto la sofferenza e le sue origini. Il secondo atto si occupadella sofferenza legata al condizionamento. Il meccanismo da cercare è nei comportamenti, nelle reazioni alle difficoltà, nella perenne ricerca di qualcuno che ci faccia soffrire di meno. Al centro del progetto si trovano le relazioni, il rapporto individuo/ambiente, le azioni attraverso le quali ci costruiamo la nostra realtà. La forma diventa quella della performance. Il condizionamento proviene dall'ambiente che ci circonda ma anche da noi stessi, dalle nostre abitudini e convinzioni, dai meccanismi che creiamo. La letteratura è ricca di esempi in tal senso, uno fra tutti Fëdor Dostoevskij, che Nietzsche considerava il più grande psicologo di tutti i tempi. Esempi di altro tipo ci sono forniti da Paul Watzlawick e Ronald Laing: nei loro saggi scientifici mettono in mostra proprio questi meccanismi abituali, tentando, se non di scioglierli, almeno di renderci consapevoli della loro esistenza. Frammenti di questi scritti sono diventati oggetto di improvvisazione, per scoprire quali situazioni generano sofferenza e per farne se possibile una semplice mappa, un tentativo di trasposizione in linguaggio performativo. Non c’è messa in scena dei testi: fungono da bussola, da sintesi, da materiale di studio da cui far precipitare la dinamica. La chiave di volta dell’intero progetto è la semplicità, la rinuncia alla spiegazione, al commento; la ricerca, per quanto possibile, del minimo indispensabile. L'impianto scenico è ridotto al minimo, per porre l'attenzione solo su ciò che accade tra i performer: un'area delimitata sul pavimento, un microfono all'interno di quest'area, uno all'esterno. I microfoni vengono utilizzati per comunicare e per dare titoli ai meccanismi rappresentati, creando un gioco di didascalie destinate a cambiare qualora provengano dall'interno o dall'esterno del rapporto rappresentato: un rapporto «vissuto» come affettuoso dall'interno può apparire ostile dall'esterno o viceversa. Strumento principale della comunicazione è il corpo: il suo collocarsi nello spazio, disporsi rispetto ad altri, creare situazioni. Le relazioni vengono rappresentate nelle loro forme più semplici: per allontanarsi da psicologismi e spiegazioni ci si affida alle immagini molto più che alle parole. Attraverso il corpo si scandaglia direttamente il meccanismo, la metafora di un rapporto, il più possibile spogliata da sovrastrutture. L’indagine è rivolta alla semplicità della tragedia, al suo aspetto più ironico e assurdo: siamo noi stessi a crearne le condizioni. Le figure in scena sono apparentemente vittime delle relazioni (qualcuno direbbe del destino) ma in realtà sono artefici della loro generazione. È solo un grande, bellissimo gioco, il gioco di Dukkha, il termine sanscrito pressoché intraducibile che indica l’incapacità di essere soddisfatto, la frustrazione: Se non hai ciò che ti fa stare bene, stai male. Cosa potrà mai soddisfarti?
|
||||||
|
video
Urban performance - Primo Premio concorso drammaturgie urbane Borgo Teatro '09
Un uomo senza nome trascorre tutta la sua esistenza in una stanza. All’interno di questo piccolo universo sviluppa un suo mondo, un immaginario composto di frammenti di presente, passato e desiderato, parti di un disegno dove la figura completa è la biografia del personaggio. TUO/OUT è l’esportazione di questo immaginario in ambiente urbano, il suo incontro con l’esterno: i personaggi e le situazioni nati in condizioni claustrofobiche vengono ricollocati, traslati, cambiando totalmente di significato. Il ripasso dei gesti necessari alla sopravvivenza, gli eroi inventati, i giochi infantili diventati passatempi, i turbamenti sessuali, la memoria di un abbandono diventano gli elementi che compongono l’intervento. Tentativi di comunicazione di qualcuno che comunicare non sa, perché è sempre stato chiuso in un posto lontano dal mondo. L’incontro tra una dimensione intima e claustrofobica e lo spazio urbano risulta estraniante, come sbirciare qualcuno in una casa senza pareti. Il rapporto col pubblico si sviluppa di conseguenza: nei momenti più autistici il performer si presta allo sguardo, in quelli di apertura cerca delicatamente il rapporto col pubblico. Quella che può inizialmente apparire come follia si rivela essere una condizione nota a tutti, con cui tutti sono abituati a fare i conti. Un’incursione nell’intimo disordine interiore e nella ricerca di contatto, comunicazione, accettazione. La prospettiva dell’esperienza del singolo si incontra con lo sguardo della folla: le due dimensioni si specchiano una nell’altra, completandosi. Tale completamento offre la possibilità di una riflessione sulla sofferenza e su come sia possibile scioglierla, renderla duttile, più affrontabile; come insegna Calvino è necessario, per una ricerca del genere, togliere peso, cercare leggerezza, come Perseo che volando si sottrae alla visione diretta della Medusa, spingendo il proprio sguardo su ciò che può rivelarglisi solo in una visione indiretta, in un’immagine catturata da uno specchio. L’indagine è rivolta alla semplicità della tragedia. Il protagonista del racconto è sicuramente il protagonista di una tragedia contemporanea, spogliata di qualunque valenza mitica, di eroi e di dei, di antagonisti e alleati. La tragedia diventa strumento di indagine della sofferenza, di Dukkha, il termine sanscrito pressoché intraducibile che indica l’incapacità di essere soddisfatto, la frustrazione. La performance si sviluppa negli spazi urbani disponibili ed è adattabile a qualsiasi circostanza. Le uniche condizioni necessarie sono il passaggio del pubblico, che se lo desidera deve potersi fermare a guardare, e la presenza di un impianto audio adatto alla situazione. Il materiale di TUO/OUT proviene da Dukkha – azione privata, spettacolo per attore solo e prima tappa di un progetto articolato in tre parti.
|
||||||
|
video under construction
Site specific performance for Nhow Hotel - Milano
Il 7 maggio 2009 il Nhow Hotel di Milano ha inaugurato la mostra CONmunication, dedicata ad opere d'arte e di design sul tema della comunicazione. La direzione artistica ci ha commissionato l'aspetto performativo della serata. Il nostro intervento, articolato in 9 tappe, si è svolto in tutti gli spazi dell'albergo, coinvolgendo il pubblico o invitandolo a guardare con occhi diversi lo spazio in cui si trovava. In forma di incursione, installazione o interazione, i performer hanno occupato l'hotel sfruttandone l'onirica architettura. Gli interventi (Gesti, Parla con me, Dialogo alla luce, The Smoking Man, Hug me please! & Pictures, Dreamers, Getting ready, Love Match, A love story) utilizzano i linguaggi del teatro, della danza, delle ombre, della pittura, allo scopo di moltiplicare gli stimoli sensoriali. |
||||||