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dukkha - azione privata
 
lo sguardo di amleto
 
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dukkha - azione privata

 

dukkha

promo

 

Menzione speciale festival SubUrbia - UpNea'08 Spettacolo vincitore bando GAI - Movin'Up 2008

 

Il progetto trae ispirazione da un racconto di Ian McEwan intitolato “Conversazione con l’uomo nell’armadio”. In particolare del racconto rimane un luogo, una stanza, eletta a “contenitore” dello spettacolo. In questa stanza il protagonista, un uomo senza nome, ha passato tutta la sua esistenza. Tra i pochi elementi scenografici che definiscono i confini di questo piccolo universo si assiste ai tentativi di comunicazione di qualcuno che comunicare non sa, perché è sempre stato chiuso in un posto lontano dal mondo. Un disperato tentativo biografico, il desiderio di rendere una storia anche quando non se ne hanno i mezzi. Andandoli a cercare.
Del testo restano solo pochi brani. I nodi principali di questa vita claustrofobica vengono tradotti da parola in azione, andando a indagare quello che sulla pagina non è scritto, quello che trova il suo posto tra una riga e l’altra. Il principio è quello di invitare lo spettatore nel tempo di questa stanza isolata, concedendogli lo spazio immaginativo per ricomporre i fili di una storia frammentata, tradotta. Il tempo viene abitato, dilatato fino a privare del loro senso azioni e parole apparentemente quotidiane, sfalsandole di ritmo. La comprensione emerge mano a mano che si prende dimestichezza col luogo e col suo abitante.
Dal punto di vista drammaturgico si procede quindi per sottrazione: si eliminano tutte le spiegazioni, tutti i commenti, tutto ciò che non avviene all’interno della stanza. Ciò che resta sono situazioni, poche parole confidate a un microfono e immagini, intese come azioni che evocano avvenimenti del passato. Il linguaggio viene trasposto: il ripasso dei gesti necessari alla sopravvivenza, il desiderio di fuggire, i giochi infantili diventati passatempi, i turbamenti sessuali, la memoria di un abbandono. Frammenti, elementi di un puzzle dove la figura completa è la biografia del personaggio. Si aggiunge un elemento: una radio. Unico contatto con un esterno suggerito e mai visitato, unica fonte di stralci di un mondo lontanissimo e inquietante, unica compagna della solitudine.
La recitazione viene influenzata di conseguenza: asciutta, a tratti distante, nel tentativo di non commentare fatti già eloquenti, episodi già significativi. Rinunciare a mostrare l’abilità attoriale per tentare di mettere a nudo qualcosa di più profondo e trasparente.
L’indagine è rivolta alla semplicità della tragedia. Il protagonista del racconto è sicuramente il protagonista di una tragedia contemporanea, spogliata di qualunque valenza mitica, di eroi e di dei, di antagonisti e alleati. Vittima di un destino avverso, di circostanze familiari terribili e di sé stesso, sembra per molti aspetti incarnare la metafora di una condizione di esistenza che ci appartiene moltissimo: la privazione. A volte prende le sembianze della solitudine. In ogni caso provoca sofferenza. La tragedia diventa quindi strumento di indagine della sofferenza, di Dukkha, il termine sanscrito pressoché intraducibile che indica l’incapacità di essere soddisfatto, la frustrazione. In una delle sue forme, Dukkha si manifesta come la sofferenza dovuta al cambiamento, alle aspettative violate, all’impossibilità di far durare i momenti felici. Alla privazione di ciò che sembra poterci soddisfare.

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lo sguardo di amleto

 

amleto

promo in realizzazione

 

Secondo premio Festival Internazionale di Regia Fantasio Piccoli

 

Interpreti: Fabrizio Lombardo, Francesca Botti, Alessandro Mercurio, Lorenzo Piccolo

Lo sguardo di Amleto è una suggestione, un breve viaggio nell'immaginario di Amleto. Come attraverso una lente che distorce la realtà, abbiamo guardato i personaggi principali e i loro rapporti, chiedendoci come possa vederli il tenebroso principe. Cosa possa muovere le sue azioni, incomprensibili al punto da passare per follia.

Ricevuto dallo spettro il tremendo incarico, Amleto esita. Esita continuamente.
L’esitazione di Amleto, la sua incapacità di agire, causano una serie di morti innescata con l’uccisione di Polonio: sangue chiama sangue, e una volta avviato il processo la distruzione è inarrestabile, giungendo a falciare lo stesso Amleto. Ogni personaggio, dal punto di vista di Amleto, è un ostacolo al compimento della vendetta. Gertrude crea senso di colpa, Polonio intralcia, Ofelia causa dolore.

La nostra messa in scena ha un carattere onirico, come fosse l’ultimo sogno di Amleto, l’incubo sulla soglia della fine.

Cos’è, infine, il silenzio di cui parla Amleto in punto di morte? Un nulla, una censura della Storia su una vicenda apparentemente piccola, su un principe che non poteva sopportare i meccanismi di corte: l’alternarsi sanguinoso dei sovrani, i giochi di potere, le dinamiche del controllo sociale. Quanti re sono stati assassinati per la loro corona? Quante vedove sono state consolate da parenti del defunto? Quanti principi si sono visti soffiare il trono? Sicuramente più di quanti non siano riusciti a sopportare l’ingiustizia. Agli occhi di Amleto, la cosa più terrorizzante è diventare come Claudio: ereditare, assieme alla corona, le macchie di sangue, i delitti, gli intrighi, i sotterfugi, i compromessi, le logiche del potere. Cosa sarà più terribile? Essere, ovvero accettare il fardello e vivere da re, o non essere, cioè morire senza macchia, sacrificarsi alla purezza?

 

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d.verso

 

dverso

promo

 

L’idea di diversità viene comunemente associata al fatto di essere altro rispetto alla norma, di essere qualcosa a parte. Ma diverso, letteralmente, è ciò che è volto in un’altra direzione. Il progetto D.VERSO si propone di indagare il punto di vista che evidentemente consegue da questo differente orientamento spaziale. Attraverso l’utilizzo di vari linguaggi si comporrà un percorso dentro la diversità, cercando di indagarne le forme, gli aspetti, le conseguenze. I linguaggi coinvolti sono la letteratura, l’immagine e il video. Ad artisti interessati a questi linguaggi è stato chiesto di preparare un intervento, una tappa del viaggio che si comporrà davanti agli occhi degli spettatori. Si ha così modo di visitare la diversità nella società, nell’arte, nel cinema, nella vita quotidiana. Un’opportunità di considerare, per una sera, la possibilità di voltarsi per osservare il mondo da un’altra parte.

Letteratura: la lettura di brani tratti da testi riguardanti la diversità è il filo conduttore del progetto. Una piccola bussola per orientarsi durante il viaggio, uno spunto di riflessione, un modo di dar voce a chi spesso voce non ha. Da Collins e Gallego, testimoni diretti della vita dei disabili, da Koltès a Pinter, creatori di personaggi emarginati, dalla dura cronaca di Keane alla leggerezza di Rodari, nasce un percorso attraverso la diversità caratterizzato da un continuo cambio di prospettiva. A cura di Matteo Lanfranchi, attore e ideatore della serata.

Immagine: si esplora la molteplicità e la complessità della visione del reale, non prediligendo alcun punto di vista ma facendone emergere diversi. I contenitori di indagine sono due. Il primo è costituito dai grilli medievali, rappresentazioni di esseri privi di riconoscibilità ma affascinanti proprio perché aprivano a nuove forme di consapevolezza, di conoscenza del reale, riconducendo alla diversità nel suo aspetto meraviglioso. Il secondo contenitore coinvolge invece la percezione, il modo di vedere il mondo e ciò che ci circonda, stimolando una riflessione su ciò che siamo abituati a concepire come diverso. A cura di ESPZ, gruppo di ricerca orientato verso la coreografia e lo studio dello spazio e dell’immagine in contesti grafici, fondato da Nandhan Molinaro ed Elisa Zucchetti.

Video: intervento articolato in due momenti: il primo è un collage di estratti da film che hanno per protagonisti dei diversi e le loro difficoltà verso gli altri; il secondo è un piccolo cortometraggio realizzato appositamente per la serata, nel quale assisteremo alla giornata tipo di una persona normale e di quella che è per antonomasia la maschera del diverso, in tutta la sua ingenuità: il clown. A cura di Dario Barezzi, videomaker, regista e autore, con la collaborazione della compagnia teatrale Eccentrici Dadarò. 

Suono: tutta la serata è sostenuta dal suono dal vivo, elemento fondante e collante dei vari linguaggi. A cura di Roberto Rettura, fonico e sound performer.

 

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